La Camorra potrebbe esser definita l’estorsione organizzata: essa è una società segreta popolare, cui è fine il male.
Parole nette, taglienti quelle con le quali si apre il saggio che Marco Monnier scrive alla fine del 1862 e che sarà pubblicato l’anno successivo.
Un giudizio senza appello che l’autore italo-svizzero matura dopo uno studio approfondito del fenomeno attraverso il quale comprende e spiega che si tratta di una forma di criminalità che mette a rischio la vita dell’Italia, da poco Stato unitario.
Monnier non è un sociologo. Non si sofferma a studiare le cause della nascita della Camorra, non ne analizza le correlazioni ambientali, non fornisce motivazioni e giustificazioni psicologiche.
Raccoglie documenti, studia il fenomeno, offrendo al lettore un quadro crudo e reale della situazione napoletana della seconda metà dell’Ottocento. E la sua conclusione è chiara: prima stroncare la delinquenza codice penale alla mano, poi studiarne le cause per evitare che il cancro si riproduca. |