Se i Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci sono tra le opere più lette e tradotte nel mondo, L’albero del riccio è ormai tra i classici della letteratura per l’infanzia.
Arrestato al suo rientro in Italia da Mosca, dove si era sposato e aveva avuto due figli, Delio e Giuliano, il grande intellettuale comunista mantenne un legame sempre vivo con la famiglia.
Questo libro, scritto da Gramsci nel carcere di Turi tra il 1929 e il 1935, raccoglie le lettere ai due figli - che non rivedrà più - nelle quali racconta“favole vere”, storie di briganti e di animali, della sua infanzia e della sua isola, la Sardegna. Un testo nel quale la dimensione intima del pensatore sardo, il suo voler essere padre nonostante la lontananza forzata, non è mai disgiunta dall’impegno civile e da quella militanza politica alla quale sacrificò la propria esistenza.
ANTONIO GRAMSCI è tra fondatori de l’Ordine Nuovo e, nel 1921, tra i promotori della nascita del Partito Comunista d’Italia. Come delegato del partito, frequenti sono i suoi viaggi a Mosca, dove si sposa e nascono i suoi due figli. Rientrato in Italia, nel 1926 viene arrestato e nel 1928 è condannato a 20 anni di carcere. Muore il 27 aprile 1937. Le sue ceneri sono conservate al Cimitero acattolico di Roma. |