"La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre".
Albert Einstein

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

"Voglio scrivere per Vanity Fair"

L'autrice di "Voglio scrivere per Vanity Fair" in una intervista radiofonica con Maurizio Costanzo.

Ascolta Qui

 

L'autrice, a Torino, fra Stefano Accorsi e Gabriele Muccino

Qui con Giorgio Pasotti e Gabriele Muccino

Gabriele Muccino con in tasca il libro di Emma Travet


"Voglio scrivere per Vanity Fair"

Messaggio a Emma Travet da ...

Cara Emma, rivelazione shock: il giornale a cui sto amabilmente regalando i miei anni e le mie energie migliori è nientepopodimeno che la redazione locale del ........... da sempre in prima linea per la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori: ebbene sì, lavoro per ........, baluardo della democrazia che campa per un buon sessanta per cento sull'abusivato istituzionalizzato (pensa che io non ho neanche un contratto e nemmeno dovrei venirci, in redazione) ma questo al tuo editore non dirglielo, che poi ........ mi fa licenziare (mi domando come, visto che non verrò mai assunta!).

Nei tre anni che sono qui ho avuto diritto: a una scrivania senza computer, a un aumento di 150 euro (prima ne guadagnavo 500 netti e prima ancora ero in stage aggratis), a un'agenda del 2010 con la scritta ........, a un numero telefonico interno e alla chiavetta per la macchinetta del caffè.

Mentre non ho ancora avuto diritto al sabato libero (mai, nemmeno in caso di matrimoni e funerali), a una sostituzione, a una connessione internet, al pacco natalizio col pandoro e le lenticchie e nemmeno al pass per entrare nel cancello (ma tanto non ho il motorino, visto che non posso permettermi l'assicurazione).

wow........, che e-mail.
l'ho stampata e me la tengo ben stretta nella mia incasinatissima borsa.
Senti, posso girarla all'editore?
Caspita, averti conosciuta prima... mi avresti dato ulteriori spunti per il libro. Che dire? che ogni volta che sento e vivo storie come la tua rimango basita, ma anche ammirata per la tenacia e la voglia di andare avanti contro tutto e tutti, che hai tu come un sacco di altre ragazze con le quali ho condiviso una vita lavorativa molto simile.
ciao, Emma


"Voglio scrivere per Vanity Fair"
precaria sì, ma con stile

Come si fa a sopravvivere, in tempo di precarietà, senza abbattersi e senza privarsi delle piccole cose che danno quel tocco speciale a giornate tutte uguali?
Ce lo racconta Emma T., dove la T. sta per Travet, cognome piemontese assai comune, niente a che vedere con Emma Thompson.
Ha 26 anni e abita in una città di provincia, vicino a Torino. Di lavoro fa la giornalista pubblicista, quasi giornalmente sfruttata dal suo capo, Mr Vintage (non perchè sia cool, ma perché indossa solo capi datati che odorano di naftalina, come il suo pensiero). Alzarsi al mattino e rinchiudersi tutti i giorni (sabato mattina compreso) in una redazione locale non è il massimo.
Sarebbe meglio scrivere per Vanity Fair, al quale invia, da due anni a questa parte, un curriculum a settimana. Prima o poi, almeno per sfinimento, confida che qualcuno le risponda.

in anteprima QUIil capitolo 1: "addio al nubilato a Londra (sola)"


"ciao Enrico"
2009: pensieri e testimonianze

Questo libro nasce dalle pieghe dell’anima di tanti italiani.
L’occasione per far emergere tutto ciò che vi accingete a leggere - e tanto altro che non è riportato - è stata la ricorrenza del venticinquesimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer. Si è trattato di qualcosa di sorprendente, di caloroso, che solo critici distratti hanno voluto bollare come nostalgia del passato o incapacità di misurarsi col futuro. C’è stato nel Paese, attorno all’11 giugno 2009, un sussulto di memoria collettiva.

INTERVENTI DI:

Fernanda Alvaro, Giovanni Berlinguer, Claudio Bernabucci,
Pierluigi Bersani, Massimo Brutti, Pierferdinando Casini,
Luciana Castellina, Piero Fassino, Gianfranco Fini, Anna Finocchiaro,
Grazia Francescato, Dario Franceschini, Paolo Franchi,
Franco La Torre, Emanuele Macaluso, Alberto Menichelli,
Gennaro Migliore, Giuseppe Pisanu, Romano Prodi, Carla Ravaioli,
Alfredo Reichlin, Francesco Riccio, Marisa Rodano, Piero Salvagni, Eugenio Scalfari, Ettore Scola, Stefano Sedazzari, Staino, Walter Tocci, Livia Turco, Chiara Valentini, Walter Veltroni, Luciano Violante, Vezio, don Matteo Zuppi


"la Amapola di Alberto"
Spagna 1957, l'ultimo viaggio di un bandolero anarchico

La Spagna di Francisco Franco e la Barcellona dei bandoleros anarchici raccontate attraverso l'ultimo viaggio di José Luìs Facerias. Dal carcere e il lavoro forzato alla lotta clandestina contro la dittatura nei primi anni Cinquanta, al progetto di assassinio del dittatore. Spagna, Francia e Italia e poi ancora la Spagna sono le ultime tappe del viaggio del bandito Facerias, il quale, abbandonato anche da amici e compagni, troverà la morte nel 1957 in un conflitto a fuoco a Barcellona. Il libro è una cronaca romanzata, realizzata sulla base di documenti e testimonianze in gran parte inediti della vita e della morte di Facerias. è una cronaca romanzata, realizzata sulla base di documenti e testimonianze in gran parte inediti della vita e della morte di Facerias.

di Daniele Repetto


 
 
 
 
 
 
 
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